Chi soffre di osteoporosi può spesso sottoporsi a un intervento di implantologia dentale. L’osteoporosi, da sola, non rappresenta automaticamente una controindicazione agli impianti.

Prima del trattamento è però necessaria una valutazione più accurata. Il dentista deve esaminare la quantità e la qualità dell’osso mascellare, la salute di gengive e denti, le condizioni generali del paziente e soprattutto gli eventuali farmaci assunti contro l’osteoporosi.

Nel rapporto tra osteoporosi e impianti dentali, il problema principale non è soltanto il valore della densitometria ossea. Bisogna distinguere tra la malattia sistemica, la quantità di osso disponibile nel punto in cui verrà inserito l’impianto e l’effetto di medicinali come bisfosfonati, denosumab o romosozumab.

Risposta in breve: prima degli impianti servono anamnesi medica e farmacologica, visita odontoiatrica e parodontale, radiografie appropriate e, quando indicata, una CBCT 3D. Gli esami del sangue, come vitamina D, calcio, funzione renale o PTH, vengono richiesti in base alla storia clinica. Il test CTX non è considerato affidabile per stabilire da solo se l’intervento sia sicuro.

Osteoporosi e impianti dentali prima della valutazione clinica

L’osteoporosi impedisce di mettere impianti dentali?

Non necessariamente.

L’osteoporosi riduce la densità e altera la microarchitettura dello scheletro, aumentando il rischio di fratture. Questo non significa però che ogni paziente presenti una quantità insufficiente di osso nella mandibola o nella mascella.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2023 ha confrontato 3.505 impianti, di cui 983 inseriti in pazienti con osteoporosi. Non è stata rilevata una differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza degli impianti, anche se nei pazienti osteoporotici è stata osservata una maggiore perdita ossea marginale. Gli stessi autori hanno classificato la certezza delle prove come bassa o molto bassa.

Questi risultati suggeriscono che gli impianti possono essere una soluzione possibile, ma richiedono:

  • selezione accurata del paziente;
  • corretta pianificazione tridimensionale;
  • valutazione dei farmaci;
  • controllo delle infezioni;
  • gestione prudente del carico;
  • igiene orale rigorosa;
  • controlli periodici nel tempo.

La domanda corretta, quindi, non è semplicemente “ho l’osteoporosi, posso mettere gli impianti?”, ma “quali sono le mie condizioni locali e sistemiche e quale terapia sto assumendo?”.

Quali esami servono prima degli impianti con osteoporosi?

Non esiste un’unica lista di analisi obbligatoria per tutti. Il protocollo deve essere personalizzato.

ValutazioneQuando serveChe cosa permette di capire
Anamnesi medica e farmacologicaSempreTipo di osteoporosi, fratture, patologie associate, farmaci, dosi e durata
Visita odontoiatrica completaSemprePresenza di infezioni, carie, radici residue e condizioni delle mucose
Valutazione parodontaleSempreSalute delle gengive, igiene e rischio di infezioni peri-implantari
Radiografia panoramicaSpesso come primo esameVisione generale di denti, osso e strutture anatomiche
CBCT o TAC dentale 3DQuando giustificata dalla pianificazioneVolume osseo locale, nervi, seni mascellari e posizione implantare
Referto DXA/MOC recenteUtile se già disponibileGravità e andamento dell’osteoporosi sistemica
Esami del sangueIn base al casoMetabolismo osseo, carenze, funzione renale e patologie associate
Consulto con medico o specialistaSe si assumono farmaci rilevanti o il quadro è complessoCoordinamento della terapia e valutazione del rischio generale

1. Anamnesi medica e farmacologica

È uno degli esami più importanti, anche se non richiede un macchinario.

Il paziente deve comunicare:

  • quando è stata diagnosticata l’osteoporosi;
  • se ha avuto fratture da fragilità;
  • l’ultimo risultato della densitometria ossea;
  • eventuali malattie renali, endocrine o autoimmuni;
  • presenza di diabete;
  • precedenti tumori;
  • terapie cortisoniche;
  • fumo e consumo di alcol;
  • tutti i medicinali e integratori assunti.

Per i farmaci contro l’osteoporosi bisogna conoscere:

  • nome commerciale e principio attivo;
  • dose;
  • modalità di somministrazione;
  • data di inizio;
  • durata complessiva;
  • data dell’ultima compressa, iniezione o infusione;
  • eventuali cambiamenti da un farmaco a un altro;
  • motivo della prescrizione: osteoporosi oppure patologia oncologica.

Non è sufficiente dire “prendo una medicina per le ossa”. Alendronato, risedronato, acido zoledronico, denosumab, teriparatide e romosozumab non hanno lo stesso meccanismo né lo stesso profilo di rischio odontoiatrico.

2. Densitometria ossea DXA o MOC

La densitometria DXA, spesso chiamata MOC, misura generalmente la densità minerale a livello della colonna lombare e dell’anca. Produce valori come T-score e Z-score, utili per diagnosticare e monitorare l’osteoporosi.

Il referto può aiutare il dentista a comprendere:

  • severità della malattia;
  • andamento della densità ossea;
  • risposta alla terapia;
  • presenza di osteopenia o osteoporosi;
  • rischio sistemico di frattura.

La Endocrine Society suggerisce il monitoraggio della densità ossea con DXA ogni 1–3 anni nei pazienti ad alto rischio in trattamento, secondo la situazione clinica.

Tuttavia, la DXA non mostra direttamente la quantità di osso presente nel punto esatto in cui verrà inserito l’impianto. Un T-score basso non permette, da solo, di stabilire se un impianto sia possibile o impossibile.

Se il paziente dispone già di un referto recente, è utile portarlo alla visita. Non è sempre necessario ripetere la MOC esclusivamente per l’intervento dentale: la decisione spetta al medico che segue l’osteoporosi.

3. Visita odontoiatrica e parodontale

Prima dell’implantologia bisogna eliminare o controllare le possibili fonti di infezione.

La visita dovrebbe valutare:

  • carie;
  • gengivite o parodontite;
  • mobilità dentale;
  • radici residue;
  • lesioni periapicali;
  • ascessi o fistole;
  • condizioni delle protesi mobili;
  • spessore e qualità della gengiva;
  • igiene orale;
  • bruxismo;
  • rapporto tra le arcate;
  • capacità di pulire la futura protesi.

La presenza di infezione o infiammazione attiva può essere più rilevante del solo dato “osteoporosi”. L’AAOMS identifica le patologie dentali infiammatorie, come parodontite e lesioni periapicali, tra i fattori associati all’osteonecrosi dei mascellari correlata ai farmaci.

Prima degli impianti può quindi essere necessario eseguire:

  • igiene professionale;
  • terapia parodontale;
  • trattamento di carie;
  • cura o ritrattamento delle infezioni endodontiche;
  • estrazione di denti non recuperabili;
  • sostituzione o correzione di protesi che provocano traumi.

4. Radiografia panoramica

La panoramica dentale offre una prima visione complessiva di:

  • denti presenti;
  • radici residue;
  • altezza ossea;
  • lesioni;
  • seno mascellare;
  • nervo mandibolare;
  • articolazioni;
  • precedenti impianti o interventi.

È spesso utile per il primo orientamento, soprattutto durante una valutazione a distanza. Non permette però di misurare con precisione tridimensionale larghezza, inclinazione e forma dell’osso.

Per questo motivo non dovrebbe essere l’unico esame nei casi che richiedono una pianificazione implantare complessa.

5. CBCT o TAC dentale 3D

La CBCT consente di analizzare il sito implantare nelle tre dimensioni.

Può mostrare:

  • altezza e spessore dell’osso;
  • forma della cresta alveolare;
  • posizione del nervo mandibolare;
  • distanza dal seno mascellare;
  • difetti ossei;
  • residui radicolari;
  • lesioni non chiaramente visibili in panoramica;
  • spazio disponibile per la protesi;
  • possibile posizione, diametro e inclinazione degli impianti.

La CBCT risponde a una domanda diversa rispetto alla DXA:

  • la DXA valuta l’osteoporosi sistemica;
  • la CBCT analizza l’anatomia locale della mascella o della mandibola.

La CBCT non deve essere utilizzata come sostituto della MOC per diagnosticare l’osteoporosi. Allo stesso modo, la MOC non può sostituire la pianificazione tridimensionale del sito implantare.

L’esame radiologico deve essere prescritto quando giustificato, utilizzando un campo di acquisizione adeguato alla zona da trattare.

Esami radiologici prima degli impianti dentali con osteoporosi

Quali esami del sangue possono essere richiesti?

Gli esami ematici non sono uguali per tutti i pazienti con osteoporosi. Devono essere prescritti dal medico o dal dentista sulla base dell’anamnesi.

EsamePerché può essere utileQuando viene considerato
25-OH vitamina DValuta una possibile carenza di vitamina DOsteoporosi non controllata, carenza nota, malassorbimento o indicazione medica
Calcio, eventualmente corretto per albuminaValuta l’equilibrio del calcioTerapie anti-riassorbitive, disturbi endocrini o renali
FosforoAiuta a studiare il metabolismo mineraleSospetta osteomalacia o patologia metabolica
Fosfatasi alcalinaPuò fornire informazioni sul metabolismo osseo o epaticoSe indicata dal quadro clinico
Creatinina ed eGFRValutano la funzione renaleMalattia renale, terapie specifiche o interventi complessi
PTHStudia la funzione delle paratiroidiCalcio alterato, insufficienza renale o sospetto iperparatiroidismo
EmocromoValuta anemia, piastrine e condizioni generaliInterventi estesi, patologie croniche o sospetta anemia
Glicemia e HbA1cValutano il controllo del diabetePazienti diabetici o con sospetto diabete non controllato
Esami della coagulazioneValutano alcuni disturbi emorragiciSolo quando indicati da farmaci, anamnesi o patologie specifiche

Le linee guida NOGG 2024 raccomandano di ricercare eventuali cause secondarie nei pazienti con osteoporosi o fratture da fragilità. Questo non significa però che ogni analisi elencata debba essere obbligatoriamente ripetuta prima di un impianto.

La vitamina D deve essere controllata?

Può essere utile quando esistono:

  • una carenza già diagnosticata;
  • osteoporosi non adeguatamente valutata;
  • malassorbimento;
  • scarsa esposizione solare;
  • patologie renali;
  • indicazione dell’endocrinologo;
  • terapie che richiedono il controllo del metabolismo minerale.

Non esiste però un singolo valore di vitamina D che garantisca l’osteointegrazione. Un risultato normale non elimina tutti i rischi e un valore basso non deve essere corretto autonomamente con dosi elevate di integratori.

Il test CTX è necessario prima degli impianti?

Il CTX, o C-terminal telopeptide, è un marcatore del riassorbimento osseo. In passato è stato proposto per stimare il rischio di osteonecrosi dei mascellari nei pazienti trattati con bisfosfonati.

Oggi non dovrebbe essere utilizzato come test decisivo per autorizzare o escludere l’intervento.

L’American Dental Association afferma che le prove disponibili non sono sufficienti per raccomandare marcatori sierici come il CTX per prevedere il rischio di osteonecrosi. Anche l’AAOMS indica che non esistono biomarcatori validati per prendere decisioni cliniche sul rischio individuale.

In pratica:

  • un CTX “alto” non garantisce che l’intervento sia privo di rischi;
  • un CTX “basso” non dimostra che si verificherà un’osteonecrosi;
  • non esiste una soglia universalmente validata;
  • il risultato non sostituisce anamnesi, esame orale e valutazione farmacologica;
  • non deve essere utilizzato da solo per decidere una sospensione terapeutica.

Perché i farmaci contro l’osteoporosi sono così importanti?

Alcuni farmaci riducono il riassorbimento osseo. Sono fondamentali per prevenire fratture, ma possono essere associati a una rara complicazione chiamata osteonecrosi dei mascellari correlata ai farmaci, abbreviata in MRONJ.

La valutazione cambia in base al tipo di terapia.

Bisfosfonati orali

Comprendono farmaci come:

  • alendronato;
  • risedronato;
  • ibandronato.

Il rischio di MRONJ nei pazienti trattati per osteoporosi è generalmente basso, ma deve essere valutato considerando durata della terapia, intervento previsto, infiammazione orale, corticosteroidi, diabete, fumo e altre condizioni.

Bisfosfonati endovenosi

L’acido zoledronico può essere utilizzato sia per l’osteoporosi sia, con dosaggi e frequenze differenti, per patologie oncologiche.

È essenziale conoscere la ragione della terapia. Un’infusione annuale per osteoporosi non equivale a una terapia oncologica ad alte dosi.

Denosumab

Il denosumab viene somministrato generalmente ogni sei mesi per l’osteoporosi. La tempistica dell’intervento deve essere coordinata con il medico prescrittore e il chirurgo implantare.

Una revisione sistematica del 2026 ha evidenziato che i dati sugli impianti nei pazienti osteoporotici trattati con denosumab sono ancora eterogenei e insufficienti per conclusioni definitive. La MRONJ appare rara, ma devono essere considerati tempistica, precedenti terapie con bisfosfonati, comorbidità e peri-implantite.

Romosozumab

Il romosozumab agisce attraverso un meccanismo differente, ma è incluso tra i medicinali per i quali è stata segnalata una possibile associazione con MRONJ. Anche in questo caso è necessaria una valutazione individuale.

Farmaci anabolici

Teriparatide e abaloparatide stimolano la formazione ossea e presentano un profilo differente rispetto ai farmaci anti-riassorbitivi. Il nome esatto del medicinale rimane comunque necessario per pianificare correttamente il trattamento.

Terapie oncologiche ad alte dosi

Il livello di rischio cambia sostanzialmente quando bisfosfonati, denosumab o farmaci antiangiogenici vengono utilizzati per tumori, metastasi ossee o mieloma multiplo.

L’AAOMS sconsiglia gli impianti nei pazienti in terapia anti-riassorbitiva o mirata ad alte dosi per patologia oncologica. Questi casi richiedono una valutazione specialistica multidisciplinare.

Quanto è alto il rischio di osteonecrosi?

Secondo il documento AAOMS del 2022, nei pazienti trattati per osteoporosi il rischio complessivo stimato di MRONJ è:

  • circa 0,02–0,05% con bisfosfonati;
  • circa 0,04–0,3% con denosumab;
  • circa 0,03–0,05% con romosozumab.

Queste percentuali descrivono gruppi di pazienti e non il rischio personale dopo uno specifico intervento. Il rischio individuale può cambiare in base a:

  • tipo e dose del farmaco;
  • indicazione oncologica o osteoporotica;
  • durata della terapia;
  • passaggio tra più farmaci;
  • uso concomitante di corticosteroidi;
  • diabete;
  • fumo;
  • infezioni dentali;
  • parodontite;
  • precedente MRONJ;
  • estensione dell’intervento;
  • necessità di estrazioni o rigenerazione ossea;
  • capacità di mantenere una buona igiene.

Devo sospendere i bisfosfonati prima degli impianti?

Non autonomamente.

L’ADA segnala che non esistono prove sufficienti per raccomandare in modo universale una pausa dai farmaci anti-riassorbitivi prima delle procedure dentali. Anche l’AAOMS considera ancora controversa l’efficacia della cosiddetta drug holiday.

I bisfosfonati possono rimanere nel tessuto osseo per lungo tempo. Una sospensione breve non elimina necessariamente l’effetto accumulato e può ridurre la protezione contro le fratture.

Qualunque modifica deve essere decisa congiuntamente da:

  • medico che cura l’osteoporosi;
  • endocrinologo o reumatologo;
  • chirurgo orale o implantologo;
  • paziente informato sui rischi e sulle alternative.

Posso rimandare l’iniezione di denosumab?

Non senza indicazione medica.

La Endocrine Society avverte che il denosumab non dovrebbe essere ritardato o interrotto senza una successiva terapia appropriata, perché può verificarsi una rapida ripresa del riassorbimento osseo con perdita di densità e aumento del rischio di fratture vertebrali.

Il chirurgo e il medico prescrittore possono coordinare la tempistica dell’intervento, ma non esiste una regola universale applicabile dal paziente senza supervisione.

Quando l’intervento potrebbe essere rinviato?

L’inserimento degli impianti può essere rinviato quando sono presenti:

  • infezioni dentali attive;
  • parodontite non trattata;
  • diabete non controllato;
  • carenza metabolica importante non ancora valutata;
  • malattia sistemica instabile;
  • igiene orale insufficiente;
  • precedente osteonecrosi dei mascellari;
  • recente modifica di una terapia rilevante;
  • necessità di chiarimenti con lo specialista;
  • trattamento oncologico anti-riassorbitivo ad alte dosi;
  • impossibilità di effettuare controlli periodici.

Il rinvio non significa necessariamente che gli impianti siano definitivamente esclusi. Può essere necessario stabilizzare prima la salute orale o generale.

Come può cambiare il piano implantare?

Nei pazienti con osteoporosi il piano può prevedere:

  • trattamento preliminare delle infezioni;
  • pianificazione CBCT tridimensionale;
  • scelta prudente di diametro e lunghezza degli impianti;
  • numero e distribuzione degli impianti basati sul progetto protesico;
  • inserimento in zone con osso più favorevole;
  • rigenerazione ossea quando realmente necessaria;
  • maggiore attenzione alla stabilità primaria;
  • carico differito quando il carico immediato non è indicato;
  • dieta morbida durante la guarigione;
  • controlli più ravvicinati;
  • programma di mantenimento parodontale e peri-implantare.

Il protocollo non deve essere definito soltanto dal T-score. La decisione finale dipende dalla combinazione tra osso locale, terapia, stabilità ottenibile, morso e tipo di protesi.

Per comprendere meglio le fasi chirurgiche e protesiche è possibile consultare la pagina dedicata agli impianti dentali in Albania.

È possibile fare All-on-4 o All-on-6 con osteoporosi?

Può essere possibile, ma la presenza di osteoporosi non permette di scegliere automaticamente una determinata tecnica.

Le riabilitazioni All-on-4 e All-on-6 richiedono un’attenta analisi di:

  • volume osseo;
  • qualità locale dell’osso;
  • posizione dei seni mascellari e dei nervi;
  • distribuzione degli impianti;
  • tipo di farmaco assunto;
  • stabilità primaria;
  • forze masticatorie;
  • bruxismo;
  • possibilità di pulire sotto la protesi.

Il numero maggiore di impianti non rappresenta automaticamente la soluzione migliore. La scelta deve partire dalla protesi finale e dalle condizioni individuali.

Quali segnali devono essere comunicati al dentista?

Chi assume farmaci anti-riassorbitivi deve segnalare rapidamente:

  • osso visibile nella bocca;
  • ferita che non guarisce;
  • dolore persistente;
  • gonfiore;
  • pus o cattivo sapore;
  • mobilità improvvisa di denti o impianti;
  • formicolio o intorpidimento;
  • fistola;
  • difficoltà con una protesi che prima era stabile;
  • esposizione di componenti implantari.

Questi sintomi non indicano automaticamente un’osteonecrosi, ma richiedono una valutazione professionale.

Checklist da portare alla prima visita

Prima della consulenza prepara:

  1. Referto della MOC/DXA più recente.
  2. Elenco completo dei farmaci.
  3. Nome e dose del medicinale per l’osteoporosi.
  4. Data di inizio della terapia.
  5. Data dell’ultima iniezione o infusione.
  6. Informazioni su eventuali terapie precedenti.
  7. Storia di fratture.
  8. Esami del sangue recenti, se già disponibili.
  9. Radiografia panoramica recente, se presente.
  10. Informazioni su diabete, problemi renali, tumori o cortisone.
  11. Contatti del medico che segue l’osteoporosi.
  12. Informazioni su fumo, bruxismo e precedenti problemi implantari.

Non è necessario eseguire autonomamente tutte le analisi prima della visita. Il dentista può indicare quali esami sono realmente utili dopo aver esaminato la documentazione iniziale.

Valutazione presso Tarja Dental Clinic

Presso Tarja Dental Clinic a Durazzo, la valutazione del paziente con osteoporosi può comprendere:

  • anamnesi medica e farmacologica;
  • analisi della panoramica inviata a distanza;
  • visita clinica;
  • valutazione parodontale;
  • CBCT 3D quando indicata;
  • controllo del volume osseo;
  • studio del morso;
  • scansione digitale;
  • valutazione del tipo di protesi;
  • confronto con il medico curante quando necessario;
  • definizione dei tempi chirurgici e protesici;
  • programma di mantenimento.

Il paziente può inviare inizialmente panoramica, fotografie e documentazione medica per ricevere un primo orientamento. L’idoneità definitiva agli impianti deve essere confermata attraverso visita clinica ed esami appropriati.

Prima di decidere è utile conoscere anche i possibili rischi e benefici degli impianti dentali.

Domande frequenti

Posso mettere impianti se ho l’osteoporosi?

Spesso sì. L’osteoporosi non è automaticamente una controindicazione. Devono essere valutati osso locale, salute orale, patologie associate e farmaci assunti.

La MOC è obbligatoria prima degli impianti?

Non sempre. Se esiste già una diagnosi di osteoporosi, è utile portare il referto più recente. La necessità di ripetere la MOC deve essere stabilita dal medico che segue la malattia.

Quali esami del sangue devo fare?

Possono essere considerati vitamina D, calcio, fosforo, fosfatasi alcalina, funzione renale e PTH. Emocromo, HbA1c o coagulazione vengono richiesti soltanto quando indicati dalla storia clinica.

La vitamina D bassa impedisce gli impianti?

Non automaticamente, ma una carenza significativa dovrebbe essere valutata e gestita dal medico. Non esiste una soglia che garantisca da sola il successo implantare.

Il CTX può dire se posso fare l’intervento?

No. Il CTX non è validato come test capace di prevedere individualmente la MRONJ e non dovrebbe essere utilizzato da solo per autorizzare l’intervento.

Posso mettere impianti se prendo alendronato?

Può essere possibile. Servono valutazione della durata del trattamento, fattori di rischio, salute orale ed estensione dell’intervento. Non sospendere il farmaco autonomamente.

Posso mettere impianti se uso Prolia o denosumab?

La valutazione deve essere individuale e coordinata con il medico prescrittore. I dati disponibili non permettono di considerare il trattamento privo di rischio, ma neppure di escludere automaticamente ogni paziente.

Devo interrompere denosumab prima della chirurgia?

Non autonomamente. L’interruzione non controllata può aumentare il rischio di perdita ossea e fratture vertebrali. Qualunque modifica deve essere pianificata dal medico e dal chirurgo.

La panoramica è sufficiente?

Può essere sufficiente per un primo orientamento. Per pianificare in tre dimensioni volume osseo, nervi e seni mascellari può essere necessaria una CBCT.

L’osteoporosi aumenta il rischio di fallimento?

Le ricerche disponibili non mostrano con certezza un aumento della perdita degli impianti dovuto alla sola osteoporosi. Alcuni studi indicano però una maggiore perdita ossea marginale e la qualità generale delle prove rimane limitata.

Posso fare un innesto osseo?

Dipende dal difetto, dalla terapia e dalle condizioni generali. L’innesto non è automaticamente escluso, ma aumenta l’estensione chirurgica e richiede una valutazione più prudente.

Gli impianti sono possibili durante una terapia oncologica?

Le terapie oncologiche anti-riassorbitive o antiangiogeniche ad alte dosi comportano un rischio diverso e maggiore. In questi pazienti gli impianti sono generalmente sconsigliati e serve una valutazione specialistica multidisciplinare.

Conclusione

Il rapporto tra osteoporosi e impianti dentali non può essere valutato attraverso un solo esame.

La diagnosi di osteoporosi non esclude automaticamente l’implantologia. Prima dell’intervento devono essere analizzati salute orale, quantità di osso locale, densitometria disponibile, patologie associate e terapia farmacologica.

Gli esami principali comprendono anamnesi completa, visita odontoiatrica e parodontale, radiografie appropriate e CBCT quando indicata. Vitamina D, calcio, funzione renale, PTH e altri esami ematici vengono richiesti soltanto sulla base delle condizioni individuali.

Il CTX non fornisce da solo una risposta affidabile. Allo stesso modo, bisfosfonati o denosumab non devono essere sospesi senza un piano concordato con il medico.

L’obiettivo non è soltanto inserire l’impianto, ma scegliere un trattamento che possa guarire correttamente, essere mantenuto pulito e restare controllabile nel tempo.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una visita odontoiatrica, una valutazione medica o un piano di trattamento personalizzato.